Il Voguing / Danza sociale.

Il voguing (o vogueing) è uno stile di danza contemporanea, nato nei locali gay frequentati principalmente da latinoamericani e da afroamericani già dai primi anni sessanta, in cui veniva originariamente chiamato «presentazione» e più tardi «performance»; con gli anni questa danza si è evoluta nello stile più intricato e illusorio chiamato “vogue” dalla rivista di riferimento: Vogue.

A diffondere la cultura queer del vogiung furono prima Malcolm McLaren (le sue intuizioni commerciali, più che un vero credo nelle idee dei punk, lo resero uno dei personaggi di maggior rilievo dell’intero movimento, creando assieme alla moglie Vivienne Westwood, l’abbigliamento dei Pistols che ispirò l’abbigliamento dell’intero movimento punk, soprattutto britannico) con i video Deep in Vogue con il danzatore forse più famoso Willi Ninja – e Waltz Darling del 1989, poi la mitica Madonna con il videoclip, altrettanto mitico, di Vogue del 1990. Da qui, il ballo diviene un fenomeno di costume di quegli anni passando da underground a mainstream. 

Un ballo in continua evoluzione e praticato perlopiù nelle cosiddette ballroom (competizioni di voguing all’interno di locali gay) in alcune tra le principali città degli Stati Uniti come New York, Atlanta, Los Angeles, Philadelphia, Washington, Miami, Detroit e Chicago.

Il Voguing consiste, in origine, nell’imitare con gesti angolari e fluidi le pose plastiche dei modelli che appaiono nelle sfilate e nelle fotografie di moda. Il Voguing guadagnò ulteriore attenzione quando venne inserito nel documentario Paris is Burning, un documentario del 1990 che ora si può vedere anche su Netflix.

La regista Jennie Livingston, bianca, texana naturalizzata californiana, era appena diplomata quando decise, a metà anni ottanta, di documentare i drag ball di New York, serate in cui gruppi di gay, travestiti e transessuali si sfidavano in concorsi di ballo, divisi in decine di categorie e sottocategorie.

Livingston ha capito subito di trovarsi al crocevia di temi che nessuno prima di lei aveva esplorato in modo obiettivo e organico. I drag ball erano anzitutto un potente momento identitario e di aggregazione. La maggior parte dei ballerini e dei performers di queste serate erano giovani afroamericani o ispanici respinti dalle loro famiglie d’origine. Ragazzi e ragazze soli al mondo, cacciati da casa per il loro essere gay o transgender, giovani poverissimi che rimettevano insieme i pezzi di un’identità razziale, culturale e di classe tutta da costruire. Molti di loro si prostituivano, dormivano dove capitava e quasi tutti si appoggiavano a una “house”. Le “houses of New York” di cui Malcom McLaren sciorinava i nomi con tono sognante (La Beija, Extravaganza, Omni, Dupré, Magnifique) erano delle comuni, dei ricoveri per ragazzi di strada senza niente e nessuno al mondo ed erano gestiti da “madri”, ovvero da drag queen più anziane.

Travestirsi per esistere

Chiunque si chieda ancora oggi a cosa serva il gay pride, a cosa serva sfilare vestiti in modi ridicoli o indecenti per le strade di una città, dovrebbe vedere Paris is burning. E capirebbe che travestirsi, per i protagonisti di questo film, non era un gioco o una provocazione o un fatto di esibizionismo. O meglio, era tutte queste cose, ma soprattutto era l’unico modo che avevano per esistere, per essere visibili in un mondo che li ignorava o li considerava già morti di Aids.

Le interviste ai protagonisti dei drag ball sono tenere, irritanti, divertentissime e anche strazianti. C’è Pepper LaBejia, madre della house of LaBeija, che, nonostante i denti rovinatissimi, ha la grazia e il carisma di una regina. E quando entra al ballo è salutata come un’altezza reale. Cammina sulla pista a grandi falcate e sembra Grace Jones pur avendo addosso al massimo 20 dollari di scampoli di lurex. Anzi, sarebbe più corretto dire che è Grace Jones a sembrare lei. Poi ci sono le gelosie, le lotte intestine, le miserie piccole e grandi, le storie tristissime di privazioni, violenza e fame che anche i più timidi cominciano a tirare fuori davanti alla cinepresa di Livingston.

La danza appartiene a tutti, è il filo conduttore di ogni esistenza fisica e spirituale. Di danza non si muore ma si vive.

Danzare è ridare al corpo la sua forma e la sua funzione originale. E’ totale libertà laddove le parole mancano o sono troppe. E’ un eccezionale limbo in cui si può decidere se cedere all’Inferno voluttuosi, irrazionali, mercenari, disincantati, ubriachi, sudati fradici o cadere in Paradiso pre-annunciati da una fantastica Illuminazione.

Sono tuttora identificati quattro stili di Voguing:

• Old Way (prima del 1990);

• New Way (post 1990);

• Vogue Femme (risalente circa al 1995);

• Runway.

È da notare come i termini “Old Way” e “New Way” siano generazionali, in quanto ogni generazione si riferisce a se stessa come “New Way” e alla precedente come “Old Way”.

Old Way

È caratterizzato dalla formazione di linee, simmetrie e dalla precisione in un’esecuzione aggraziata e fluida. Nella sua forma storica più pura si configura come duello tra due rivali. Nella tradizione uno dei due rivali deve bloccare l’altro a terra o contro un muro di modo da limitarne i movimenti mentre il primo esegue Hand Performance (movimenti di mani).

New Way

Caratterizzato da movimenti più rigidi e geometrici, incorpora contorsioni degli arti e controllo delle braccia, che include spesso tutting e locking. Il New Way può essere anche descritto come una forma modificata di mimo in cui il voguer crea con il corpo forme geometriche mosse intorno al suo corpo progressivamente per mostrare la destrezza e la memoria dell’esecutore.

Vogue Fem

Stile più recente dell’Old Way, il Vogue Femme (dalla parola francese “femme”, ovvero “donna”) è uno stile sviluppato principalmente dalle Femme Queen, donne transgender protagoniste della Ballroom scene. Rispetto all’Old Way risulta più fluido, con movimenti appositamente femminili in modo esagerato spesso influenzati dalla danza classica e moderna. Il Vogue Femme si divide in Dramatics, più atletico e che richiede maggior forza e resistenza fisica, includendo diversi tipi di acrobazie, e Soft and Cunt, dove il voguer si muove in modo più aggraziato e femminile, incorporando spesso elementi di danza classica. In entrambe le varianti la danza si divide in sei elementi:

1Hands: nella performance, le mani del performer spesso raccontano una storia. Hands è l’elemento fondamentale per aggiungere espressività alla performance interagendo con l’avversario durante una battle.

2Catwalk

3Duckwalk

4Spins and Dip

5Floor Performance

Runway

E’ uno degli stili di Voguing ispirato dalle sfilate delle modelle sulle passerelle, solitamente sono richiesti outfit particolari e colori. Coloro che vi partecipano utilizzano il loro stile non per mostrare più di tanto l’outift ma principalmente l’attitude facendo risaltare loro stessi e allo stesso tempo cercando di annebbiare (SHADE) gli altri.

Houses

Le competizioni formali vengono organizzate dalle “houses”, collettivi di persone LGBT strutturati in modo simile ad una famiglia, che prendono spesso il nome da stilisti famosi. Esempi di “house” sono: House of Allure, House of Aviance, House of Balenciaga, House of Ebony, House of Evisu, House of Garçon, House of Herrera, House of Icon, House of Milan, House of Mizrahi, House of Ninja, House of Prodigy, House of Revlon, House of Xtravaganza, House of Zion ed altre.

Le Houses si suddividono in due categorie: le major houses e le kiki houses. Le Major house son le famigli più grandi, come quelle sopra elencate, che con il tempo si sono sparse in tutto il mondo creando dei Chapter (capitoli) in ogni paese in cui si sono diffuse. Chapter russo , Chapter italiano ecc…

Mentre le Kiki houses sono piccole house create da insegnanti con molta esperienza.

All’interno delle house vi sono una mother e un father che rappresentano la mamma e il papà della “famiglia di casa” perché appunto le house sono come vere e proprie famiglie, e ci sono una mother e un father per ogni Chapter-

La House of Ninja, probabilmente la più importante, fu fondata da Willi Ninja, considerato il padrino del voguing per eccellenza. I membri di una House vengono chiamati “children” («figli» o «bambini»), che spesso modificano legalmente il proprio cognome per mostrare affiliazione alla propria House. Nella competizione i voguer vengono valutati da una giuria prima di essere ammessi alla sfida, questo procedimento è chiamato «to get their 10’s» (letteralmente «prendere i loro 10»).

Status – LLS

Nella ballroom scene ci si può riferire a chi partecipa alle competizioni tramite degli status, che sono Star, Statement, Legend, Icon e Hall of Famer. Se si viene notati e si diventa famosi, oltre a vincere molto nella propria categoria, si viene definiti «Star». Dopo cinque anni di vittorie frequenti ed avendo preso visibilità si viene chiamati «Statement». Dopo dieci anni passati ad accumulare visibilità e ad essersi resi famosi in tutto il paese si acquisisce il titolo di «Legend» o «Legendary», mentre dopo venti anni si diventa «Icon» o «Iconic». Un «Hall of Famer» è colui che rimane nella storia come uno dei migliori che abbiano mai preso parte alle competizioni.

fonti: Wikipedia e Daniele Cassandro, giornalista di Internazionale.

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